Ciclo pittorico del Nobile Collegio del Cambio – Perugia

Il Nobile Collegio del Cambio rappresenta la massima espressione dello stile di Perugino a Perugia.
 
Il Vannucci, al culmine della sua carriera in Umbria, nel 1499 riceve l’incarico ufficiale di dipingere la Sala D’Udienza da parte dell’Arte del Cambio, la quale aveva allestito una commissione per scegliere sia il pittore sia il programma decorativo.
Il privilegio di poter disporre di alcuni ambienti situati al pianterreno e in stretta adiacenza con il Palazzo dei Priori era stato concesso alla potente corporazione nel 1441 dal Papa Eugenio IV, a seguito della cessione delle case appartenute ai padri celestini.
I cambiatori di valute iniziano a decorare la propria sede con degli arredi lignei che mostrano tarsie caratterizzate da sorprendenti motivi a grottesca e una scultura della Giustizia, di Domenico del Tasso.
Dopo aver valutato se collocare arredi pittorici mobili, ovvero dipinti, oppure far eseguire affreschi, scelgono di far elaborare un raffinato progetto iconografico che interessi l’intera superficie libera dall’arredamento.
 
L’iconografia complessiva viene messa a punto dal letterato Francesco Maturanzio, dopo aver letto gli scritti di Valerio Massimo e Lattanzio.
Perugino, scelto come Maestro ed esecutore degli affreschi, riesce a tradurre pittoricamente le indicazioni ricevute suddividendo le scene, che riempiono tutto l’ambiente, grazie a finte partizioni architettoniche ed elaborate e ricche grottesche che dialogano con quelle intarsiate delle sedute.
Partendo dalla volta, l’artista esegue un’Allegoria della Fortuna, con il Trionfo di Apollo  su una quadriga e il simbolo zodiacale del Leone, e i vari pianeti entro tondi accompagnati dagli altri segni dello Zodiaco: la Luna, su un carro trainato da Ninfe, è accompagnata dal segno zodiacale del Cancro; Mercurio, sul carro trainato da aquile, ha con sé i segni dell’Acquario; Gemelli, Marte e Giove, a cui Ganimede porge una coppa, rispettivamente trainati da cavalli e aquile, sono l’emblema di Ariete e Scorpione, e Sagittario e Pesci; infine, sono presenti i tondi con Saturno e Venere, i cui carri sono guidati rispettivamente da draghi e colombe e accompagnati da Vergine, Capricorno, Bilancia e Toro. Lungo le pareti è dipinto il Trionfo delle Virtù: sono affrescate le quattro Cardinali, impersonate da uomini virtuosi dell’antichità classica, mentre le tre Teologali sono accompagnate da episodi della vita di Cristo e Profeti con Sibille.
 
Nel dettaglio, Catone Uticense introduce le scene: nella prima lunetta a sinistra, la Prudenza e la Giustizia sovrastano Fabio Massimo, Socrate, Numa Pompilio, Furio Camillo, Pittaco e Traiano, tutti distintisi per le suddette Virtù, come esprime il cartiglio in versi latini.
Nella seconda specchiatura la Fortezza e la Temperanza sono impersonate da Lucio Sicinio, Leonida, Orazio Coclide, Publio Scipione, Pericle e Quinto Cincinnato, uomini esemplari per la forza fisica e morale e per la capacità di trovare il giusto mezzo.
I due gruppi di Uomini illustri sono inframezzati da un piccolo riquadro, nella forma di un quadretto en trompe-l’œil, con l’autoritratto di Perugino al tempo della sua impresa pittorica all’interno del Collegio: l’artista pievese è caratterizzato da un cipiglio deciso ed intraprendente, quasi severo, le gote rosse, le labbra serrate ed i capelli mossi fino alle spalle; inoltre, è accompagnato nella parte inferiore da un cartiglio autocelebrativo dove si auto-elegge a riscopritore -o, direttamente- ideatore dell’arte pittorica.
La parete di fronte mostra la Speranza, la cui rappresentazione sono l’Eterno con i Profeti e le Sibille, i cui nomi sono indicati in basso, e dove si intravede l’intervento degli allievi di Perugino, tra cui forse figura anche il giovanissimo Raffaello Sanzio.
Nella parete di fondo, infine, due scene: la Trasfigurazione di Cristo, allegoria della Fede, a sinistra, e la Natività, emblema della Carità, a destra, nella quale è evidente l’uso dei cartoni preparatori che il Maestro utilizza in altre scene di eguale soggetto in vari luoghi dell’Umbria.
 
Segue poi la Cappella di San Giovanni, assegnata al seguace di perugino Giannicola di Paolo, il quale esegue, tra il 1511 e il 1528, gli affreschi delle pareti, una Pala con le vicende di San Giovanni Battista, mentre dipinge sulla volta vari busti di santi tra cui i Tre Patroni di Perugia, oltre ai simboli del Cambio su fondo rosso, ed infine le grottesche.
 
Il ciclo pittorico si trova presso il Nobile Collegio del Cambio.
 
 
Perugino, 1500, Autoritratto da Ciclo pittorico, affresco, Perugia, Nobile Collegio del Cambio, Sala D’Udienza.